- Alcuni aggettivi per presentarti.
Sono timido.
- Sei arrivato all’illustrazione per caso, per scelta… Ci racconti com’è andata?
Direi per scelta, ho fatto il liceo artistico a Lodi e successivamente mi sono diplomato in illustrazione a Milano. Quando ero bambino la classifica personale dei lavori che avrei voluto fare da grande era: 1) veterinario, 2) archeologo, 3) quello che disegnava Topolino. Considerando che disegnare topi non mi piace più così tanto, posso dirmi abbastanza fortunato.
- Hai una ”tana”, un luogo privilegiato o abituale per disegnare?
No. Negli ultimi due anni (da quando faccio questo lavoro con un certo profitto) ho cercato di viaggiare il più possibile, raramente mi sono trovato in situazioni ideali per disegnare e spesso mi sono dovuto adeguare. Quando abitavo a Barcellona per esempio, la stanza dove vivevo era molto piccola e non vi era spazio per una scrivania; sdraiato l’armadio e tolto le ante eccolo trasformato in un tavolo; era poco profondo ma molto largo... Poi mi sono dovuto inventare dove mettere i vestiti.
- Il tuo lavoro si svolge per lo più nel campo dell’illustrazione editoriale ma ti sei confrontato anche col libro per bambini…
In realtà il mio punto di partenza sono stati proprio i libri per bambini. Fare un libro era il mio principale obbiettivo quando ho terminato gli studi, ed è stato anche il mio primo incarico come illustratore, anche se il libro in questione (“Senza nome” Topipittori 2008) è uscito solo lo scorso settembre. Nel frattempo ho iniziato a illustrare per le riviste. Variare è molto importante.
- Guardando all’illustrazione per ragazzi contemporanea notiamo una grande apertura al linguaggio della grafica i cui codici vengono adottati negli albi e adattati sempre più alla dimensione narrativa dei libri per l’infanzia. E anche i tuoi lavori sembrano riflettere questa nuova tendenza…
Per quanto mi riguarda il “vocabolario grafico” è sicuramente un aspetto che mi interessa, ma non saprei quantificare questa “tendenza” negli albi illustrati. Ho sempre visto molta grafica nell’illustrazione, da Leo Lionni a Munari fino ad oggi.
- Come affronti l’interpretazione di un testo? E cosa cerchi in particolare in una immagine?
L’illustratore è un autore, esattamente come lo scrittore. Come tale deve apportare la propria visione, deve cercare i punti di incontro con il testo; e lì costruire delle immagini che non siano meramente decorative.
Bisogna sempre cercare di fare immagini “intelligenti”, non banali, e soprattutto che sappiano raccontare qualcosa.
- Cosa significa per te disegnare?
Una gran fatica, ma pensare ai disegni è molto piacevole.
Che cosa ti piace di più del tuo lavoro di illustratore? Cosa, invece, non ti piace affatto?
Mi piace la libertà, che è una cosa preziosa e un grande privilegio.
Odio fare le fatture.
- Da bambino leggevi i libri? Quali?
Ho avuto pochi album illustrati, ma avevo delle bellissime enciclopedie illustrate che leggevo e rileggevo,
e anche un librone di Richard Scarry che amavo moltissimo.
- Ci sono dei personaggi delle fiabe, dei racconti, della letteratura a cui sei legato?
Amo molto i lupi e le lune, e tornando a Richard Scarry, Zigo Zago e il gorilla Banana erano i miei preferiti.
- E un libro?
I libri sono molti, ma sono legami recenti che hanno a che fare con il mio essere illustratore.
- Hai dei maestri o dei punti di riferimento imprescindibili?
Di maestri ne ho avuti tanti, troppi per poterli nominare. I punti di riferimento cambiano.
- Oltre all’illustrazione c’è spazio per…
?! …una partita a tennis con Davide?
- Quali sono le tue “fisse”? E le tue passioni?
Riuscire a battere Davide, diamine, almeno una volta…
- A cosa non rinunceresti mai?
Alla possibilità di partire.
- Cosa ti fa arrabbiare?
I telegiornali mi mandano in bestia.
- Cosa, invece, ti diverte?
Il gorilla Banana.
- Dove e come ti vedi fra dieci anni?
Non molto diverso da ora, meno arrabbiato con i telegiornali, più contento dei miei disegni. Con un paio di baffi come mio padre. Mi auguro in un bel posto.
- Una meta dei tuoi sogni.
La Patagonia. Ma solo come viaggio, mi piace vivere in città.
- Un film che ti piace.
“El viento se llevo lo que” (“L’ultimo cinema del mondo”, in italiano).
- Un musicista/cantante/genere musicale.
Matteo Perazzoli. è il più grande cantante italiano dopo Fred Buscagliene (ed è anche un gran illustratore!)
- Un ricordo particolare legato alla tua esperienza di illustratore.
È come se mi stessi chiedendo di raccontare una barzelletta, è impossibile che me ne venga in mente una.
- Progetti per il futuro e sogni nel cassetto.
Comprare un biglietto aereo.
Il sogno è comprare l’aereo.
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