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Avete mai provato a guardare le cose da un’altra prospettiva?
Il Diluvio Universale, per esempio, la più grande calamità che la storia dell’uomo ricordi: nessuno è al sicuro nel Diluvio, uomini e animali rischiano l’estinzione in questa enorme valanga d’acqua…ma i pesci? Per loro è una cuccagna, una pacchia sfrenata, da festeggiare degnamente con il più esclusivo degli eventi, il Gran Ballo Universale. Sono tutti invitati, buoni e cattivi, il Diluvio è un paradiso per tutti: Acciuga e Aringa, le due Signorine Passate, Diogene, il filosofo più profondo dei più profondi abissi, i Piraña, il gruppo musicale che piace ai più arrabbiati, Spada il Generale, il Granchio Tuttopassi, intrepido affarista in ogni direzione, tutti euforici. Come pesci nel Diluvio.
Ancora una volta la Sinnos conferma la sua vocazione: che provenga da una cultura straniera o da una terra lontana, dal regno della fantasia o da quello (a volte tragico) della realtà, uno sguardo diverso sul mondo è il primo, necessario passo verso l’osservazione critica e la comprensione dell’altro.
Infatti eccolo, l’eroe della nostra storia: un piccolo, comune pesciolino, l’unico ad accorgersi che oltre la superficie, nell’altra metà del mondo, si sta consumando una terribile tragedia. E’ grazie a lui che tutti i pesci smettono di festeggiare, si uniscono compatti e formano un tappeto a pelo d’acqua per sostenere l’Arca e accompagnarla al sicuro su un monte; è grazie a lui che l’Umanità sopravvive al Diluvio.
Il racconto in rima, svelto, ironico e divertente, e le illustrazioni cariche, bizzarre e fortemente caratterizzanti, fanno di questo libro una piccola lettura dall’aria giocosa. Ma gli enormi occhi dell’Eroe Pesciolino (un santo? un poeta?) colmano ogni pagina di una dolcezza profonda quanto il mare, quella delle grandi storie, che resistono ai millenni perché hanno sempre qualcosa da dire.
Nelle ultime pagine trova spazio un breve approfondimento sui miti e i racconti legati al tema del Diluvio nelle tradizioni delle diverse culture sparse in tutto il mondo. Perché se popoli così distanti hanno dato vita nei secoli a storie così simili, non importa cosa è accaduto o quando, non importa dove finisce la realtà e comincia la leggenda, quello che conta è ciò che ci accomuna, la meraviglia di guardare dall’altra parte del mondo e scoprirsi a casa. |