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  La voce dei ragazzi
  La scuola siamo noi

di Emiliano Sbaraglia
Fanucci

La storia di un professore precario che, dopo la laurea ed un dottorato di ricerca, si ritrova a fare il supplente in una classe di liceo scientifico, intrappolato da un sistema ingrato ma spronato dalla sua passione per l’insegnamento.
Soggetto principale del racconto sono le vicende degli studenti, spesso al quinto anno, che si intrecciano con quelle dell’insegnante in gite scolastiche, dibattiti degli ultimi dieci minuti – durante i quali gli alunni dimostrano un’inaspettata confidenza nei confronti del professore – e memorabili ma soprattutto sane seratine in discoteca. Tutto questo proprio nel burrascoso periodo della tanto contestata riforma Gelmini.
In questo modo il romanzo viene arricchito velocemente da un grandissimo carico di attualità, composto da contrasti politici, l'arrivo della crisi economica, i nuovi movimenti studenteschi, come “forza nuova” o il “blocco studentesco”, e purtroppo anche dalla diffusione delle droghe, che il protagonista si ritrova continuamente a fronteggiare in più o meno lunghe crociate, causate spesso dalla sua attitudine a porsi come figura guida con gli studenti.
Questo evidenzia in particolar modo i pilastri portanti del romanzo: la rabbia e la denuncia di un precario che, nonostante tutto, ama il suo lavoro fatto di continue supplenze destinate a durare, nella migliore delle ipotesi, fino alle vacanze estive.
Tutto questo per poi ricominciare l’anno successivo, aspettando con ansia l'arrivo di un telegramma già da tempo atteso, che purtroppo non sempre corrisponde alle proprie aspettative.
Di stile semplice e scorrevole, la composizione risulta in particolar modo gradevole a un pubblico di adolescenti, facilmente catturato da una figura magnetica come quella del professore “che fa lezione a porte aperte” e “che ha studiato poco ma bene, e poi si è dato da fare all'università”.
Ma anche adulti e genitori hanno l'opportunità di osservare da un altro punto di vista il sistema dell'insegnamento italiano, e allo stesso tempo di capire le dinamiche, non sempre prevedibili, che si svolgono all'interno dell'edificio scolastico.
Piacevole e con qualche spunto per gli insegnanti, ma l'eccessiva fantasia con cui l’autore spaccia la storia per vera al 100% apre un varco al disincanto del lettore, che, destato dal sogno felice del professore amico, è costretto ad ammettere di avere davanti solo una bella favola, e niente di più.

Claudio Micheli (17 anni, Tarquinia, Roma)

redatto il 11-02-2011
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