- Per presentarti quali aggettivi useresti?
Confusionaria, intransigente, curiosa.
- Puoi descrivere il luogo dove lavori?
Ho una piccola stanza della mia casa che uso come studio sempre stracolma di cose fuori posto perché, una volta fatto quel che devo, non trovo il tempo per rimettere tutto in ordine. Ma è anche un luogo pieno di rimandi, segni, pezzetti di carta con parole e tracce per me interessanti, per non fare scappare un‘idea, un‘associazione, un colore. La mattina c’è una bellissima luce, mentre il pomeriggio subisce il sole del tramonto spesso troppo violento e diretto.
- Che genere di libri ti piace fare?
Libri meravigliosi, ma non sempre mi riesce.
- Qual è stato il tuo libro d’esordio? Puoi raccontarci com’è andata?
Avevo preparato un menabò illustrando una fiaba di Capuana, Senza orecchie. Un editore di Udine si è appassionato e ha deciso di pubblicarlo, nel frattempo però ho partecipato al concorso Hoplà di Chioggia, e poiché il primo premio consisteva nella pubblicazione, è arrivato il primo libro. E siccome a Udine, anche se una città del nord Italia, sono stati molto lenti a stampare, Senza orecchie è arrivato nelle mie mani come secondo libro pubblicato.
- Che percorso hai fatto per diventare illustratrice?
Ero una laureata in Lettere, con la passione del disegno, e il sogno di farla diventare un mestiere. Mia cognata giornalista mi ha spinto alla fiera di Bologna, e da lì sono cominciate le file dagli art director, i corsi di illustrazione con Zavrel, Luzzati, Pacovska; poi sono arrivati i concorsi, le mostre, ecc. e poi, finalmente, i contratti.
- Come nasce un tuo libro? Le storie che illustri sono tue?
È molto difficile da dire perché ogni libro ha la sua storia, può nascere da un’immagine, da un idea, da una frase, da un altro libro, mio o di qualcun altro. Da cosa nasce cosa. Poi c’è il momento del lavoro, quello del sudore, delle ore seduta per riuscire a chiudere il cerchio. Ma di quello si fa finta che non ci sia.
- Qual è il tuo ultimo libro per bambini pubblicato?
Piccolo orso a caccia di felicità per Bohem press. Ho realizzato solo le illustrazioni.
- Guardando alla tua produzione c’è un libro di cui sei particolarmente fiera?
Sì, il prossimo. Perché è quello che sento più coerente a me stessa, al momento. Oltre a Io so volare, Una fame da lupo, Che notte, in effetti è difficile dirlo perché mi affeziono ai miei libri, e in tutti (quasi tutti) c’è qualcosa che amo. Ogni libro è stato un piccolo passo in più. Insomma ogni scarafone…è bello a mamma sua.
- C’è un argomento che ami trattare?
No, mi piace guardare le cose senza preconcetti, se ci riesco.
- A quale progetto stai lavorando ora?
A levare le macchie di calce lasciate dai muratori, nella mia casa in campagna. Manovalanza a parte, sono alle prese con alcune immagini che mi sono state richieste, per un promo, da un gruppo di musicisti; è più semplice di come sembra; e poi sono impegnata al prossimo libro con Bohem press e con Isabella (la protagonista del racconto).
- Dove e come ti vedi fra dieci anni?
Questa la salto, oppure ti dico : povera e pazza!
- Che cosa ti piace di più del tuo lavoro?
La solitudine.
- Che cosa ti pesa, invece?
La solitudine.
- Che idea ti sei fatta del mestiere di illustratore?
È un mestiere che si può fare in molti modi: da esecutore, da ingegnere, da artista, da pittore, da poeta, da commerciante, e chissà in quanti altri modi ancora; probabilmente ognuno lo fa in modo diverso; certo è che è molto difficile riuscire a farlo bene e viverci, il mercato brucia tutto.
- Com’è la situazione nella tua regione, la Sicilia?
La situazione è in grande crescita e c’è molto fermento. Molte iniziative nascono in isole felici: penso ad alcune scuole, alla testa di alcuni insegnanti, alla libreria, alla biblioteca; anche l’università sembra improvvisamente interessarsi all’argomento - sto in realtà parlando della promozione del libro attraverso attività varie e alternative - . Per quanto riguarda il mestiere di illustratore, e la relativa dignità artistica delle figure dei libri, c’è ancora tanto da fare; per questo stiamo lavorando, io ed altri illustratori catanesi, per diffondere e fare conoscere la cultura dell’illustrazione nel libro per bambini.
- Da piccola volevi fare proprio questo mestiere? In alternativa che cosa avresti fatto?
Sai com’è, guardando a ritroso tutto si rimette a posto dicendo che già da piccola, in effetti, erano le immagini dei libri la mia passione; proprio quelle che guardavo e riguardavo incantata anche senza averne la minima consapevolezza. I miei sogni infantili, credo, abbiano toccato tutte le possibilità, a seconda del momento. In alternativa avrei fatto la storica dell’arte: dopo la laurea avevo cominciato infatti una scuola di specializzazione a Napoli, che non ho mai finito.
- Che genere di lettrice eri? C’è un libro della tua infanzia a cui sei legata almeno un po’?
I miei ricordi di lettrice bambina sono legati alle Fiabe sonore. Lettrice vera e propria lo sono diventata da adolescente con un David Copperfield di Charles Dickens lavato dalle mie lacrime. E poi di tutto…
- Quali illustratori apprezzi in maniera particolare?
Quelli bravi, originali e leggibili.
- Che cosa fa vendere un libro?
La copertina, dicono gli esperti. Una bella storia, dico io: non c’è illustrazione che tenga. Se la storia è brutta dopo la prima sfogliata il libro è dimenticato.
- Che requisiti deve avere una “bella figura”?
La risposta, se esiste, necessita un trattato di almeno 600 pagine. Per essere sintetica posso dire che deve soprattutto essere “bella“.
- E un “bel libro”?
Vedi la risposta precedente.
- Come si promuove l’interesse per il libro illustrato?
Leggendo, raccontando e parlando di quelli che più ci piacciono o ci sono piaciuti.
- C’è un personaggio della letteratura per ragazzi a cui sei legata?
Il signor Bonaventura, che ho conosciuto grazie a un prezioso regalo da prima comunione, di una raccolta delle opere di Tofano.
- Oltre all’illustrazione c’è qualche altra forma di narrazione che prediligi?
Adoro tutte le forme di narrazione, emozionanti, quindi ben fatte: musica, balletto, teatro, cinema, romanzo e anche le barzellette perché mi piacciono le storie.
- A cosa non rinunceresti mai?
Alla risata, ma non è detto che ci riesca.
- C’è un luogo dove vorresti vivere?
Qualunque posto dove la natura sia bella e rigogliosa mi piace molto, ma mai come la mia casa mia campagna.
- Un film che ti piace
Una giornata particolare di Ettore Scola.
- Un musicista/cantante/genere musicale.
Purtroppo di musica sono una consumatrice ignorante e incoerente, ma, per fare bella figura, dico Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini.
- Un ricordo particolare legato alla tua esperienza di illustratrice.
La prima volta che sono andata a Bologna, mi sembrava tutto meraviglioso, ero entusiasta, innamorata.
CONSIGLI, SUGGERIMENTI E PROPOSTE
- Agli editori
Non vi dimenticatevi dei bambini, quando fate libri per loro.
- Agli altri illustratori
Ragionate con la vostra testa disegnate con le vostre mani.
- Agli illustratori esordienti
Divertitevi.
- Ai lettori.
Siate esigenti e sinceri.
- Agli insegnanti.
Godete.
- Ai genitori.
Leggete solo i libri che vi piacciono.
- Ai bibliotecari.
Non fate i topi.