- Alcuni aggettivi per presentarti.
Distratta, distratta, distratta.
- Come sei arrivata all’illustrazione, per caso o per scelta? Ci racconti com’è andata?
Credo che tutto sia cominciato quando, a tredici anni, i miei genitori mi hanno portato a vedere la mostra di Henry Moore al Forte Belvedere a Firenze. È scoppiata una passione adolescenziale che non è più finita: travolgente. Il percorso, poi, non è stato diretto. Sono passata per una stamperia d'arte, anni di restauro di dipinti, e poi finalmente ho trovato "la mia casa" nell'illustrazione.
- Hai un posto tutto tuo per disegnare?
Non proprio un posto, non proprio tutto mio: in un angolo di una stanza, dove si fa un po' di tutto, c'è un tavolo, che divido con tre gatti, forse... quattro... a volte mi sembra di veder apparire lo Stregatto. Ma è inondato di luce, come pochi altri tavoli.
- Con quale libro hai esordito?
“La fata dormigliona”, con Edizioni Corsare.
- E dell’ultima fatica cosa ci dici?
Ne sono particolarmente orgogliosa, perché è un libro tutto mio: testo e immagini. Una piccola storia fatta di poche parole ma che, per me, racconta la storia di tutti: uomini, animali, piante. Una storia... circolare, senza un vero inizio né una fine. Venuta così, di getto, come se l'avessi sempre avuta in mente. Mi succede anche con le immagini: sono sedimenti di cose viste, osservate, vissute. Sensazioni che riemergono dal caos a formare un'immagine, o una storia. Il libro sta andando in stampa per Edizioni Campass, in una collana curata da Valentina Mai che si è entusiasmata particolarmente al mio progetto.
- Come affronti l’interpretazione di un testo? E cosa cerchi in particolare in una immagine?
Nel testo, a parte la storia, cerco l'atmosfera, l'emozione che provo a rappresentare anche senza riferimenti diretti alla parola. In un immagine cerco la suggestione, lo spunto per suggerire un'emozione, un momento di sospensione. Il massimo sarebbe arrivare a far sentire anche il suono. Voglio dire: difficile considerare un'immagine compiuta; il traguardo si sposta sempre un po’ più in là, ma queste sono aspirazioni.
- Chi sono i tuoi riferimenti nel campo dell’illustrazione e nell’arte in genere?
Tantissimi: a partire dai dipinti delle grotte di Lescaux fino a Bill Viola passando per Piero della Francesca, Giorgione, Velasquez, Van Gogh, Picasso e, ovviamente, Henry Moore. Nell'illustrazione non cerco punti di riferimento stilistici, ma ho avuto la fortuna di incontrare alcuni illustratori che oltre ad insegnarmi moltissimo hanno saputo trasmettere entusiasmo e voglia di sperimentare.
- Disegnare quale significato ha per te?
Quando non lo faccio mi manca...
- Nella tua giovane carriera di illustratrice dimostri una certa versatilità: non sembra interessarti solo la produzione destinata ai bambini né quella strettamente editoriale...
Si la versatilità è un lato di questo lavoro che apprezzo molto. Ho realizzato copertine di libri per adulti, banner di siti web, illustrazioni per una piccola raccolta di poesie. Cerco l'apertura all'esterno (soffro quando il perimetro del mio ambiente di lavoro è quello del mio tavolo). L'estate scorsa ho partecipato all'allestimento di "Toporagno e Sedanorapa" uno spettacolo di teatro d'ombra per ragazzi: ho realizzato le sagome dei personaggi. Un'esperienza molto faticosa, ma intensa: il lavoro di gruppo, il confronto con il regista, gli attori. Praticamente abbiamo convissuto per qualche mese. Diventerà un libro illustrato. Poi ci sono i laboratori, un altro aspetto sorprendente di questo lavoro. Con i bambini è fantastico, sono una fonte continua di ispirazione e sorprese, ti capiscono al volo. Da giugno dell'anno scorso, inoltre, conduco un laboratorio artistico con i “senza dimora” della stazione Termini, presso “Binario 95" un centro diurno. Anche questa è un'esperienza intensa, non so descriverla. Abbiamo realizzato un calendario 2009 e da aprile partirà a Roma una mostra itinerante "Senz'arte né parte".
- Che cosa ti piace particolarmente di questo lavoro? E quali sono le note “stonate”?
Che mi entusiasma. Le note stonate riguardano la promozione, ma forse anche questa è questione di esercizio.
- Da bambina leggevi i libri? Quali?
Ero una lettrice appassionata. I primi libri che ricordo di aver letto da sola e scarabocchiato: “Filastrocche in cielo e in terra”, quello illustrato da Munari; le fiabe di Andersen, “Zanna Bianca”, “Il piccolo principe”, “Marcovaldo”, l'enciclopedia degli animali. Ricordo bene anche un libro terribile, “Pattini d'argento”, ma lì si parlava di pattinaggio che all'epoca era una delle mie grandi passioni.
- Ci sono dei personaggi delle fiabe, dei racconti, della letteratura a cui sei legata?
Il Piccolo principe, il Barone rampante, l'umanità che popola i racconti di Carver.
- E un libro?
Difficile indicarne uno, sono moltissimi. Ti posso citare gli ultimi che ho letto e che mi hanno appassionato: “Lezioni Americane”, “Da dove sto chiamando”, “Le fleur blue”, “Cecità”, “La trilogia della città di K”. Ora sto leggendo “Actarus”, di Morici, un giovane scrittore; mi sta divertendo moltissimo. Giorni fa lo leggevo in metro e una volta arrivata al capolinea mi sono accorta che ero andata nella direzione sbagliata… insomma tra andata e ritorno ho rubato al tempo un’oretta di lettura.
- Quali sono le tue “fisse”? E le tue passioni?
La visione, l'ascolto, l'esperienza di tutte le forme d'arte, il mare e la cioccolata.
- A cosa non rinunceresti mai?
Sono viziata: all'ironia e all'autoironia, all'onestà, all'indipendenza, alla resistenza personale a quello che va contro i miei principi; al mare e alla cioccolata, ovviamente.
- Cosa ti fa arrabbiare?
Molte cose che stanno succedendo in questi ultimi tempi in Italia.
- Cosa invece ti diverte?
L'imprevedibilità di tutto!
- Una meta dei tuoi sogni.
Più che una meta sogno di vedere gli elefanti, tutti i felini e le balene.
- Un film che ti piace.
Charlie Chaplin: difficile sceglierne uno. “Alice nelle città” e “Il cielo sopra Berlino”. Poi c'è ne sono alcuni che (per sopravvivenza) devo vedere almeno una volta all'anno: “Io e Annie”, “Il senso della vita” o “Brian di Nazareth” dei Monthy Python e “Airplane”.
- Un musicista/cantante/genere musicale.
Ascolto moltissimo la musica, fa parte della mia vita da sempre: mio padre suona il piano. Davvero non potrei farne a meno. Amo tutti i generi: jazz, classica, pop, rock. Amo moltissimo le voci, le canzoni: Billie Holiday, Joni Mitchell, Patty Smith, Tom Waits, Nina Simone, Fabrizio De Andrè, Youssou Ndour, Janis Joplin, Bob Dylan…
- Un ricordo particolare legato alla tua giovane carriera di illustratrice.
Il peggiore: scoprire che un editore, al quale stavo mostrando i miei lavori, se ne stava con lo sguardo fisso nel vuoto ed una patatina in bocca. Il migliore: quasi tutti gli altri.
- Progetti per il futuro e sogni nel cassetto.
I progetti per oggi: andare a disegnare. Il sogno nel cassetto: pubblicare la mia Alice.
giovanna.ranaldi@email.it